venerdì 15 aprile 2016

Referendum 17 aprile 2016

Domenica 17 aprile si vota per il referendum sulle concessioni per l'estrazione degli idrocarburi. 
Il quesito è di una semplicità quasi banale, ma a non tutti è chiaro.

-Volete voi che sia abrogato l'art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, "Norme in materia ambientale", come sostituito dal comma 239 dell'art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 "Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)", limitatamente alle seguenti parole: "per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale"?-

Questo è ciò che il referendum dice. In parole povere, se dovesse vincere il SI, concessioni già in essere, potranno ancora estrarre idrocarburi fino alla naturale scadenza della concessione che, in alcuni casi, sarà tra oltre 10 anni. In pratica se vince il SI, le concessioni rinnovate da poco con durata decennale, continueranno ad estrarre idrocarburi comunque, mentre quelle già in scadenza, dovranno chiudere a breve. Se vincesse il NO, la situazione rimarrebbe invariata con la possibilità di continuare ad estrarre idrocarburi fino all'esaurimento dei giacimenti. 
Qualunque sia l'entità di idrocarburi presenti sul territorio italiano, se vincesse il SI, alla fine delle concessioni, li si dovrà importare. E quanto sarà il risparmio a livello ambientale visto che non si possono importare idrocarburi con mezzi "puliti"? 
Sembra di tornare indietro di decenni, quando il nucleare era il nemico numero uno, lo spauracchio ambientale da debellare. 
Ok, c'è stato un referendum e il nucleare è stato abolito. Abolito nella forma, ma non nella sostanza. Per mantenere in sicurezza le centrali nucleari occorrono fondi e questi fondi sono in parte(o in toto) pagati da chi ha un'utenza elettrica. 
Dobbiamo mantenere delle centrali nucleari che non producono energia, ma che costano ai cittadini milioni di euro l'anno. Ma ciò che conta è che abbia vinto il populismo. 
Trovo che questo referendum non abbia alcuna utilità ambientale, ma che, anzi, provocherà più danni che altro. 
Questo referendum non blocca le trivellazioni, l'estrazione e la ricerca di altri giacimenti di idrocarburi, ma semplicemente blocca il rinnovo di quelle già esistenti. 
Avrebbe avuto senso un referendum che bloccasse o limitasse le concessioni o facesse chiudere quelle esistenti nel momento in cui vincesse il SI. 
Chi è a favore del SI parla di possibilità di incidenti ambientali, di incidenza negativa sul turismo e che i giacimenti in Italia, sono risibili e quindi che il gioco non vale la candela.
Chi è favore del NO, parla di perdita di posti di lavoro nel lungo periodo(diretto ed indotto), importazione con costi sia economici che ambientali insostenibili e l'aumento delle petroliere nei nostri mari.
Se è vero che i giacimenti sono così poco produttivi e limitati, perchè impedirne l'estrazione? Tanto, essendo esigue le riserve, prima o poi finiranno e finiranno conseguentemente le trivellazioni e le estrazioni. 
Quindi non riesco a capire il senso del referendum, perchè non vuole impedire l'estrazione seduta stante, ma vuole semplicemente bloccare l'eventuale rinnovo delle concessioni date. 
Cosa voterei? Non voterei per il semplice fatto che questo referendum non ha un senso logico, perchè ciò che si chiede non è la cancellazione, per motivi ambientali, di tutte le concessioni a prescindere della loro durata, ma semplicemente che quelle già esistenti non vengano rinnovate. Quelle che rimarranno attive fino alla scadenza finiranno di inquinare? Non creeranno più rischi ambientali? Non danneggeranno più il turismo? 
Non so. Mi chiedo una cosa, se questo produrrà perdita di posti di lavoro, a chi si darà la colpa? Quando il costo degli idrocarburi aumenterà chi si prenderà la responsabilità? 
Una vittoria di Pirro, resta sempre una vittoria di Pirro.
Ognuno voti secondo coscienza, ma soprattutto con cognizione di causa e non per sentito dire o semplicemente per partito preso.