domenica 28 dicembre 2014

5 motivi per odiare le feste di natale

Ci avviciniamo alla fine dell'anno e le feste imperversano. Gente che si diverte, gente che lavora anche in questo periodo di festa, neve alle porte e navi allo sbando. Questo periodi che più odio. Ipocrisia allo stato puro. Parenti che, nel resto dell'anno non si vorrebbero vedere nemmeno con un telescopio spaziale, si incontrano facendo finta di sopportarsi, scambi di regali(il più delle volte inutili o sbagliati) e i cenoni e mega pranzi. Il dietologo ringrazierà, ma il fegato, lo stomaco e tutto l'apparato digerente, credo di no. 
Comunque ecco i 5 motivi per odiare le feste di natale:
1. Quello più ovvio, l'incontro con il parente più odioso al mondo: la zia Virgo. Chiamata così perchè, come Virgo, non apriva mai gli occhi ma riusciva a capire lo stesso che stavi pensando. Quella che un bacetto ti lava la faccia con la sua bava, che, ogni 3x2, ti chiede della fidanzata, della moglie o della ex. Quella che quando le presenti la nuova ragazza ti chiede dove è finita la ex con quell'aria da santarellina mista a satanismo. Quella che quando giochi a tombola fa sempre tombola nonostante siano usciti solo 3 numeri. Quella che quando le chiedi come va, comincia dagli albori della sua vita solo per dirti che sta bene o che ha un'unghia incarnita che ovviamente ti mostra. Una ultra novantenne che si crede la nipote della Carrà e la figlia della Lopez, mentre è semplicemente uno scontro tra uno scorfano andato a male e un bulldog dopo un incidente stradale. Ma è simpatica. Si. Come un attacco di dissenteria in messo al deserto senza nè acqua nè altro per idratarsi. 
2. Il secondo motivo per cui odiare le feste natalizie sono i pranzi e le cene. Una tortura machiavellica che trova le sue origini nell'alba dei tempi, quando i prigionieri di guerra nei periodi di magra ormai abituati alla fame e alla sete, venivano ingozzati con ogni ben di Dio per fargli sputare segreti militari. Entri in casa e già senti un fortissimo odore di cibi cotti locali. All'inizio sembra tutto tranquillo, ci si accomoda sul divano, si fanno quattro chiacchiere con i vari parenti/amici tra un antipastino al volo e un aperitivo. Ignari di ciò che stava per accadere si viene invitati ad accomodarsi al tavolo e qui inizia la tortura vera e propria, primi secondi contorni, dolci, frutta e ricominciare, allettandoti e costringendoti con le solite frasi del tipo" mangia che ti fa bene", "se non mangi mi offendo", una guerra psicologica per farti ingozzare come un maialino il giorno prima dell'esecuzione. La pancia si allarga, i grassi scendono sui fianchi e inesorabilmente, diventano chili che non se ne vanno più. La tortura in se inizia dopo le festività, con diete improbabili e incomprensibili, la dieta del minestrone, del digiuno, del thè, della camomilla, della cicoria, della luna piena, quella a zone, etc. 
3. Il terzo motivo per cui odiare le feste natalizie, sono i regali. E che regali. Tutto l'anno fai notare, sia in modo diretto che indiretto, ciò che vorresti per natale. Ma, ogni anno, puntualmente, arrivano regali orripilanti che pure l'accattone meno schifiltoso, rimanderebbe al mittente con tanto di lettera di recesso. Statuine orrende che farebbero ribrezzo persino ad un cieco monco, maglioni sgargianti che quando ti vedono sulla strada ti prendono per un albero movente e ti pisciano sulle gambe i cani, calzini dai colori che fanno vomitare un medico legale e quelle odiose maglie con decori luminosi. L'apoteosi dei regali sgraditi, sono quelli riciclati. Spesso e volentieri chi ricicla i vecchi regali si dimentica da chi lo ha ricevuto e quando capita il riciclo a chi te glielo ha regalato, la tragedia si compie, pianti, urla, maledizioni(in testa) perchè un regalo è sempre un regalo. 
4. Lo spumante. Quei tappi che finiscono da per tutto e su tutto. Chi va contro il lampadario di cristallo appena comprato facendolo esplodere in mille pezzi, negli occhi della zia ormai andata che non la sveglia nemmeno una cannonata(ormai, vista l'età, era abituata ai botti di guerra), contro la tv digitale da 50 pollici che ancora non hai finito d pagare facendo strage di pixel, nel reggiseno della nonna ormai partita per la tangenziale(nel vero senso della parola, una escort al confronto sembra una suora di clausura) e infine nelle parti basse, il punto più debole per un uomo, lasciandoti accasciato per 10 minuti senza capire cosa era successo. 
5. Le pulizie. La quiete dopo la tempesta. Non ci si è ancora ripresi dalla sbornia della notte prima che già si deve pensare a pulire la reggia. Quando chiedi aiuto in giro, tutti si svincolano, manco gli fosse stato chiesto di scalare l'Everest. Chi è maniaco della pulizia va in manicomio appena si riprende dalla sbornia vedendo quel casino o si suicida con il disinfettante per mani.

Pochi motivi, forse stupidi, forse no. 
#natale, #famiglia, #2015, #regali, #parenti   

sabato 27 dicembre 2014

Pecore o leoni

Tutti  hanno vissuto giorni da pecora e giorni da leoni. Molti, però, non hanno voluto cambiare vita restando pecore per tutta la vita. Essere una pecora ha i suoi lati positivi, non devi pensare, credi al guru di turno e non hai bisogno di cercare la verità, visto che viene servita su piatto d'argento dai grandi capi della setta, congrega o del semplice movimento politico a cui queste pecore fanno da base. La base, questo essere privo di forma e di sostanza facile da strutturare a proprio uso e consumo. Una marea di persone che non hanno una loro opinione se non quella che viene dal'alto.
Le stesse pecore che dicono agli altri di informarsi su siti certificati dal capo di turno. Perchè tutte le altre fonti di informazione sono devianti, prive di autenticità, create ad arte per confondere il già precario cervello della pecora.
L'informazione è tutta un marciume, ma sono gli stessi guru che da essa prendono nutrimento, modificandola a proprio piacimento ridicolizzandola e demonizzandola. Ma è sempre quell'informazione che diventa indispensabile per dare senso e forza alle farneticazioni delle sette. Come dire, una notizia è falsa finchè non va a vantaggio della setta. Una contraddizione in termini: o è tutta l'informazione una merda o non lo è, non ha alcun senso definire l'informazione come di regime, se la stessa da loro ragione.
Ma va be, questa è la storia della fede cattolica, piena di contraddizioni e paradossi. 
Forse sbaglio, ma essere informati e culturalmente formati, sia ben altro. Non è una semplice lettura su un sito, blog o giornale di parte. Questa è semplice lettura che non porta nulla di nuovo. Il partitismo è l'emblema di questo modo di vedere. Negli anni abbiamo assistito a cambiamenti delle gerarchie ma non del modo di pensare della base. Resta invariato il senso di appartenenza quasi maniacale a una fazione, come se una avesse realmente tutte le risposte alle proprie domande, come se una fazione fosse l'unica a potersi ergere a difensore del popolo sovrano. Lasciano interdetti gli atteggiamenti di questi movimenti/partiti; dicono tutti le stesse cose, nello stesso modo e spesso dicono l'esatto contrario tutto per racimolare consenso. Ma non conta nulla saperlo. La base lo sa e l'ho accetta comunque. Piuttosto che aprire gli occhi davanti alla realtà, li tengono chiusi per poter continuare a lamentarsi di tutto e di tutti, come se la colpa di ogni disastro fosse colpa solo ed esclusivamente degli altri. Il paese va a puttante? La colpa è della politica non certo di chi i politici li li ha messi. 
C'è sempre qualcun'altro che ha colpa, mai il popolo, come se il paese fosse formato solo dalla politica, come se i cittadini non avessero alcuna responsabilità nell' andamento del paese. 
Essere pecora riduce stress e allunga la vita. Ma è corretto far finta di niente nascondendo la testa sotto la sabbia solo perchè si ha paura di aprire il cervello alle novità? Sembra che sia così. 
Vivere da leoni significa aprire la mente al mondo, avere il coraggio delle proprie azioni e pagarne le conseguenze, vivere da pecora, significa chiudere la mente, delegare agli altri tutto anche le cose più semplici e scaricare sugli altri le proprie responsabilità, perchè la pecora non ha colpa di nulla.